Il Bisogno di una “Preghiera”

Mi è sempre piaciuto questo viale con la sua illuminazione calda e un po’ retro’. Scherzando con mia moglie Barbara, nello scendere le scale “storiche” della nostra abitazione oramai antica, per uscire lungo quel viale, cantavo una vecchia canzone di Tenco, in francese, che era la sigla di un preistorico “sceneggiato” (si chiamavano così allora) di mamma RAI.

Si, si trattava proprio della trasposizione per il piccolo schermo dei romanzi di Simenon: “Le inchieste del Commissario Maigret”, per la regia di Mario Landi e l’indimenticabile attore protagonista Gino Cervi.

Come ho già detto altrove, nel corso degli ultimi trent’anni (proprio 30), ho letto e riletto pressoché tutta la produzione di Simenon e faccio fatica ad accettare che non vi sia più la possibilità di immergersi ulteriormente in quelle storie così semplici ma così umane, in quella Parigi di fumo, di chiatte e di… Pigalle!

E’ vero. Forse Maigret non è proprio “Noir”. O meglio: è il genitore del “Noir”, dove esiste quel gioco delle parti per cui la vittima non è sempre il buono, l’assassino non è sempre il cattivo e la moralità della buona borghesia parigina non ha la caratura umana e la bontà del marinaio che esce ubriaco dall’ennesima bettola, imprecando e cantando mentre barcolla verso la propria chiatta sulla Senna.

Del resto, tutta l’umanità era più semplice, allora.

Ma la canzone di Tenco è per me un inno del “Noir”: “…e gli occhi intorno cercano quell’avvenire che avevano sognato, ma i sogni sono ancora sogni e l’avvenire è ormai quasi passato…”.

E io ne volevo ancora! Ne voglio ancora. Voglio quella suadente malinconia che porta all’introspezione e a sentire forte l’odore della Vita!

E allora… sento dentro di me Dellacroce che vuole uscire, con addosso il precoce bisogno di pregare per un assassino che può essere migliore delle proprie vittime.

Ma davvero sono convinto di esserne in grado? Qualcuno dice: “Vai, vai avanti, certo che ne sei in grado!”

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