Dall’incipit di “Preghiera per un Assassino Perbene (Autodafé)

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≪Ad maiora! ≫ -augurava a sé stesso il militare, con un sorriso che il suo attendente non poteva scorgere, trovandosi due passi indietro per portargli la valigia.

In quel momento di silenziosa quiete che talvolta annuncia l’imminente crepuscolo, la stazione era semivuota.

La breve attesa del treno era resa gradevole dallo spettacolo del sole al tramonto che illuminava di traverso le pensiline.

Come lame di luce calda e radente, i raggi dell’infuocato luminare imprimevano piacevoli geometrie sui pilastri marmorei, dove i chiaroscuri si alternavano in oblique forme di netto contrasto.

Quel breve momento di sospensione, la muta immobilità dello scenario circostante e quella strana alternanza di chiaroscuri triangolari, spigolosi e acuti, dava al Generale l’impressione di trovarsi nell’opera di un pittore futurista: forse Balla… o Boccioni… non ricordava bene.

La sensazione di Spiazzi era rafforzata da quel caratteristico sentore di ferrovia, dove una misteriosa alchimia fondeva, in un sensuale miscuglio, gli odori di ferro e pietra con l’olezzo delle rade piante che, sparse al limitare dello scalo, erano ancora vestite di un’ultima fioritura oramai marcescente.

O, forse, erano lo stato di grazia e la soverchia autostima del generale, donatagli dal recente successo, che lo predisponevano alla percezione, sublime e romantica, del particolare attimo…stazione vicenza

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