Oggetti “Noir” – 2

Il progresso della cultura salutista e il fondamentalismo igienista hanno certamente (almeno il primo) alzato di molto l’asticella dello standard minimo di salute concesso alla nostra società.

Diversamente, tale miglioramento nella vita reale ha richiesto un prezzo per l’iconografia e la cultura “Noir”, sia letteraria che cinematografica. Cerco di spiegarmi meglio con un esempio: immaginate il più tradizionale detective americano nel genere “Hard boiled” che, appena scampato all’ennesima imboscata o conflitto a fuoco e dopo aver vuotato il caricatore della sua “Colt Detective Special 38 mag.”, si rialza a fatica nel vicolo, aggrappandosi ad una arrugginita scaletta basculante di emergenza, si riassetta il trench “Burberry” (o spolverino, australian, quello che preferite…), da una tasca estrae un pacchetto di “Mentos”, e con un unica pressione del pollice ne fa scivolare in bocca un confetto al lime…

Per gli amanti del genere poliziottesco anni ’60 (si, quelli con Merli commissario integerrimo, duro e puro, che verbalizzava direttamente sulla faccia del mascalzone di turno): con gran stridio di gomme e sirene spiegate, diverse Volanti (allora “Pantere, oggi… Panda?) si arrestano davanti al bar malfamato e tutti gli agenti si precipitano dentro, senza lasciare il tempo di reagire agli sgherri del capo banda. Il nostro eroe duro e puro, si fa strada sino alla bisca nel retrobottega dove, al tavolo verde, è seduto il boss, davanti a una montagna di banconote vinte al gioco  e, finalmente giunti al faccia a faccia tra il bene e il male, il commissario dice la sua battuta fulminante a pochi centimetri dal volto del manigoldo. Per finire… gli soffia negli occhi il vapore aromatizzato alla fragola, che ha appena aspirato da un marchingegno elettronico che sembra un etilometro portatile!

A questo punto, avrete capito che gli oggetti a cui mi riferisco stasera sono i cosiddetti “attrezzi da fumo” e, in particolare, voglio fare menzione dei due accendisigari o accendini che, sia nel mondo della mia fantasia “Noir” che in quello reale della malavita anni ’70, hanno rappresentato delle vere e proprie icone.

Il primo è il mitico “Dupont Ligne 1” , che  costituiva un “must” immancabile nelle tasche delle giacche, o meglio esibito al tavolo da poker, nelle sue versioni più o meno preziose, dai più rampanti esponenti della “mala”.

Il secondo è l’altrettanto famoso e virile “Ronson Varaflame” che, essendo quasi esclusivamente in acciaio, aveva più probabilità di comparire anche nelle mani del poliziotto; intendiamoci, del commissario non della guardia, perché tra la “truppa” erano diffusi i “cerini” o i “minerva” (qualcuno sa di cosa sto parlando?).

Tuttavia, mi piace pensare che il nostro onesto e tormentato eroe, benché di modesta condizione economica, avrà sicuramente vissuto un Amore travagliato e impossibile con una donna appassionata che le avrà donato quell’unico oggetto rimastogli per ricordo: quell’accendino Dupont, o Ronson (quello che preferite…) di argento massiccio!

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