Dellacroce consola…

…quel diafano rivolo di trasparente umore, che lento scendeva dagli occhi di lei, balenava così sincero sul labbro accogliente che mosse Dellacroce ad arrestarne la caduta con gesto subitaneo e istintivo.

Non fu l’intento in sé a strappare l’attenzione della ragazza dal proprio dolore, ma un profumo: il tenue profumo che emanava la mano dell’ispettore.

E’ assodato che poche cose hanno la potenza evocativa di un profumo, e in quel delicato sentore di sapone di Marsiglia sottolineato dalla nota di tabacco speziato, la giovane trovò la familiarità consolatoria dell’odore di un padre.

Un padre rassicurante e amorevole come lei non aveva mai avuto.

In quel soccorso sensoriale, durato l’attimo di un respiro, la ragazza trovò la chiave per attingere alle risorse più segrete del proprio animo.

Capì che la vita, non quella, ma una vera vita era possibile, qualunque ne fosse il prezzo!

Tale era l’incoraggiamento che aveva scovato nel proprio, recondito, magazzino della speranza.

Al mondo  ci sono anche cose buone, come le mani di un padre che non si è mai avuto.

Delle mani ordinarie, di un uomo semplice come Dellacroce.

Quante volte Sauro si era chiesto da dove gli venisse quel vezzo, al limite del manierismo, di usare sempre quelle piccole saponette che conosceva già da bambino, senza mai cedere alle lusinghe della crema in dispenser!

Così come gli era familiare, innato, il piacere di sfregare a lungo e con cura le mani con quelle piccole saponette gialle…

Se nei piani dell’universo il senso di ciò fosse stato la forza infusa da quel sottile afrore, alla sfortunata ragazza, Dellacroce non l’avrebbe saputo mai.

E’ vero, egli aveva notato la giovane riprendere le redini del proprio spirito, ma non avrebbe mai potuto immaginare quale ruolo  potesse aver avuto in ciò quel suo impercettibile gesto.

(Da “Errata Corrige (Il Male necessario)” di Aldo Raccagni)

Bocklin acquaforte donna

Wilhelm Hecht (Ansbach 1843-Linz 1920) da un dipinto di Arnold Böcklin

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